Nessuna vittoria e nessuna sconfitta, ma l’ennesimo cortocircuito tra amministrazioni: la Regione rimanda al TAR, il TAR rimanda al tribunale ordinario. Intanto la petizione su Change.org sfiora le 40.000 firme.
Non è una vittoria nel merito e non è la conclusione della vicenda giudiziaria della Torre di Chia. L’ordinanza del TAR del Lazio del 5 novembre ha respinto l’istanza cautelare non perché abbia accertato la fondatezza della tesi dell’Università Agraria, né perché abbia deciso a chi appartenga la Torre, ma perché ha ritenuto di non poter sospendere, attraverso l’atto regionale, gli effetti di una precedente sentenza del Commissario agli usi civici.
È quanto emerge chiaramente dalla motivazione. Il TAR considera l’atto della Regione un’esecuzione “dovuta e vincolata” della pronuncia commissariale e afferma che le contestazioni avrebbero dovuto essere proposte davanti alla giurisdizione ordinaria, nelle sedi della Corte d’appello, della Cassazione o del giudice dell’esecuzione civile.
Non si può dunque trasformare una decisione cautelare fondata su una questione di giurisdizione in una pretesa vittoria definitiva sulla Torre di Chia. Il TAR non ha svolto alcun accertamento sul merito della proprietà, non ha dichiarato infondate le ragioni del proprietario e non ha posto fine al contenzioso.
C’è inoltre un dato che rende la vicenda ancora più grave. Nell’atto regionale impugnato era indicata la possibilità di ricorrere al TAR; oggi lo stesso TAR chiarisce di non poter entrare nel merito della controversia, perché la questione appartiene alla giurisdizione ordinaria. Un altro corto circuito istituzionale le cui conseguenze non possono che ricadere sul proprietario e sulla tutela di un bene storico di straordinario valore.
Intanto la mobilitazione pubblica non si ferma. La petizione lanciata su Change.org da Gabriele Gallinari per salvare la Torre di Chia ha raggiunto quasi 40.000 firme e continua a crescere. Aumenta anche il numero di personaggi pubblici che si schierano al fianco di Gabriele: ai tanti che già si erano fatti portavoce dell’appello, si è aggiunto anche Davide Marra, conosciuto come Mr. Marra, podcaster e streamer, che ha condiviso sui suoi social la petizione su Change.org.
La vicenda della Torre di Chia prosegue dunque nelle sedi della giurisdizione ordinaria. Il proprietario continuerà a difendere le proprie ragioni con tutti gli strumenti consentiti dall’ordinamento fino all’ultimo grado di giudizio. Le sentenze si rispettano. Ma vanno rispettate anche per ciò che realmente affermano, senza trasformare una pronuncia processuale in una vittoria che, nei fatti e nel diritto, non esiste.
