
Vulci 6 aprile così come Corchiano l’11 maggio, è e sarà un passaggio fondamentale della nostra resistenza all’ipotesi di portare nella Tuscia il deposito nazionale di scorie nucleari.
Arriviamo a questa mobilitazione di Vulci dopo settimane e settimane di iniziative e confronti in decine e decine di comuni, con associazioni di categoria e in primo luogo con quel mondo agricolo che è grande parte della nostra struttura produttiva e sociale. Ci conforta arrivare a questa importante mobilitazione con la certezza di un forte consenso popolare e con una rete organizzata di comitati contro le scorie e di Biodistretti che rappresentano un grande patrimonio sociale ed organizzativo che sarà preziosissimo nella resistenza della Tuscia alla discarica nucleare.
Ed è di grande rilievo il fatto che la Tuscia arrivi a questi appuntamenti, forte della sua unità. Una unità alla quale partecipano tutte le istituzioni democratiche, tutti i comuni, la provincia e la regione, associazioni e organizzazioni i sociali. L’unità di oggi è un bene prezioso contro chi intende portare nella Tuscia una discarica nucleare, ma sarà un grande valore aggiunto per la nostra provincia nell’affrontare le grandi sfide del futuro.
La manifestazione del 6 aprile è già un grande successo, perché, come il 25 febbraio del 2024, essa testimonia l’errore grande di quanti pensavano che sarebbe stata una tranquilla passeggiata portare la discarica nucleare nella Tuscia.
Perché arriviamo a questo appuntamento di Vulci con una ancor più chiara conoscenza di tutte le ragioni scientifiche, tecniche e sociali che sostengono la nostra ferma opposizione alla discarica di scorie radioattive e al progetto della Sogin. Un progetto sbagliato tanto nella sua impostazione generale con la scelta di un deposito unico nazionale per le scorie nucleari, quanto nei criteri che hanno orientato la selezione dei 51 siti per la discarica nucleare.